Jannik Sinner: i record non finiscono mai. E a Roma…
Come da pronostici, Jannik Sinner ha battuto nettamente Alexander Zverev nella finale del Mutua Madrid Open, diventando il primo tennista nella storia dell’umanità a vincere cinque Masters 1000 consecutivi. In realtà, l’ATP specifica “da quando esiste la categoria (1990)”, come se ciò cambiasse la portata dell’impresa. A scanso di equivoci, “consecutivi” per il calendario del Tour: niente record se un tennista ne salta uno o più. Inizio dunque lo scorso autunno a Parigi, poi Indian Wells, Miami, Monte Carlo e adesso Madrid. “Adesso” si fa per dire, perché il presente è già passato (ok, magari lasciamo che Jan se la goda per qualche altra ora…), gli Internazionali d’Italia sono alle porte e, come Jannik stesso ha detto, “non c’è motivo per non giocare Roma”. Ha anche aggiunto che “non vuole pensare a piani futuri, adesso”. Sì, lui può dire “adesso”, tanto c’è già abbastanza gente che pensa al futuro in termini di ulteriori strabilianti risultati, di record e tutto quanto. E non ci riferiamo al suo team. Sinner: “Non mi piacciono i record, sono io che piaccio a loro” No, questa ce la siamo inventata, Jannik non ha mai (pubblicamente) parafrasato Marilyn Manson. Al contrario, lui, il Rosso di Sesto, ribadisce di “non giocare per altri record. Ciò che gli altri giocatori hanno fatto in passato, e che Novak sta ancora facendo, è qualcosa di incredibile. Non posso paragonarmi a loro”. I paragoni sono però inevitabili, naturalmente non (ancora) in termini di carriera complessiva, ma Jannik sta piazzando qua e là qualche pietra miliare e altri importanti mattoncini. Già venerdì scorso, dopo la semifinale, il ventiquattrenne Jannik è diventato il più giovane di sempre ad aver giocato la finale in tutti i nove Masters 1000, battendo sul tempo Djokovic (25 anni), Nadal (27) e Federer (30). Con il trionfo madrileno, diventa il primo di sempre a vincere i primi quattro “Mille” della stagione. Ora gli manca solo Roma per completare la collezione dei nove titoli di categoria, impresa riuscita solo a Nole (due volte). Ecco dunque un nuovo, incredibile traguardo che sarebbe tagliato con il successo al Foro Italico. Sono inoltre 28 i match di fila vinti a questo livello, la quarta miglior striscia di sempre. Manca una sola vittoria per raggiungere Federer, mentre le prime due posizioni sono in mano a Djokovic, 30 e 31. Non serve nemmeno il titolo a Roma, è sufficiente la semifinale. E poi, ci proiettiamo ancora più avanti, forse già a Parigi, verrà anche il giorno in cui, sempre in sua vece, penseremo a raggiungere quota 15.000 punti nel ranking, come ha fatto il Big 3. Sinner b. Zverev in 58 minuti (scarsi) Un dato probabilmente poco apprezzato da chi aveva pagato il biglietto o si cullava nell’illusione di assistere a un incontro equilibrato (in italiano, un incontro) è quello relativo alla durata: ritiri esclusi, con 58 minuti (precisamente, 57.34) questa finale è stata la seconda più breve in un “Mille” dopo quella vinta in 54 minuti da Marat Safin sul qualificato n. 144 ATP Harel Levy: 6-2 6-3 nel 2000 a Toronto. Jannik Sinner vs Alexander Zverev is the 2nd fastest Masters 1000 final with no retirement#MMOpen pic.twitter.com/8Q7OLicBLb— TennisMyLife (@TennisMyLife68) May 3, 2026 Di Zverev, che dire? Quest’anno ha finora partecipato sette tornei: a parte l’uscita al secondo turno ad Acapulco, è arrivato una volta in finale e cinque in semifinale – tre sconfitte con Sinner, una con Alcaraz e una con Cobolli. Una stagione di strepitosa continuità ad altissimo livello o un 2026 ancora senza titoli? Due punti di vista entrambi validi. Con Sinner non ha certo giocato il match che aveva in mente, si è anche dichiarato “esausto” e lo stesso Jannik ha detto, “secondo me oggi era un po’ più stanco”. Sascha è stato due volte in vantaggio: 15-0, il primo punto della sfida, e 1-0, il servizio tenuto in apertura di secondo set. 80% di prime in campo trasformandole appena una volta su due, lui che ha una media del 75%. Il terzo mancante. Non che ci sia il secondo… Sulla strada per il trofeo, Jannik ha battuto tre candidati, potenziali, aspiranti… insomma, tre componenti di quella lista mitologica dalla quale dovrebbe sbucare l’ormai famigerato terzo incomodo, ma andrebbe bene (se non meglio) anche se ne uscissero un paio in grado di scalfire il duopolio che si è preso gli ultimi nove Slam. Prima Rafael Jodar, che già spaventa per il nome e neo iscritto al lungo elenco, poi Arthur Fils, l’uomo dal dritto più pesante in circolazione – a meno che non trovi un avversario che non gli permette di tirarlo quando e come vuole. Ci mettiamo anche Zverev, o meglio c’è da sempre, dai tempi del triumvirato, e da sempre fatichiamo a vedere come possa diventare “il prossimo”. Che poi, secondo Sascha, il duopolio nemmeno esiste: “Penso che ci sia un grande divario tra Sinner e tutti gli altri. E penso che ci sia un grande divario tra Alcaraz, me, forse Novak, e tutti gli altri. Penso che al momento ci siano due distacchi”. Opinione interessante, senz’altro vera in queste settimane perché, dopo aver vinto Australian Open e Doha, Carlos ha perso due match al Sunshine Double e la finale nel Principato con Sinner; ora, secondo nel ranking e nella race, è fermo per l’infortunio al polso. Comunque la si guardi, non c’è tre senza due. Sinner a Roma: chi può impedirgli altri record? In conferenza stampa, Jannik ha quasi confermato la sua presenza a Roma: chi può mettersi tra lui e titolo con record annessi? È atteso il rientro Djokovic, a Melbourne tornato a battere l’azzurro dopo cinque sconfitte consecutive e, nonostante prossimo ai 39 anni, forse il più credibile avversario, anche perché non può starsene ad aspettare un periodo negativo di Sinner. Va anche detto che il Roland Garros è il torneo a cui entrambi puntano davvero. La verità – e vale per tutti gli avversari – è che in una giornata normale Sinner vince. Vale la pena notare che i menzionati due set persi siano stati con Machac e Bonzi, rispettivamente numero 53 e 104 della classifica e non inclusi nella lista di chi certamente, forse, in futuro, potrebbe arrivare a insidiarlo. Allora la vera domanda non è chi lo possa battere, bensì cosa, come suggerisce – e risponde – lo stesso Jannik: “Le condizioni cambiano continuamente”, “posso anche avere delle giornate no”. Dipende da lui, insomma. Non che ci fossero grossi dubbi, al riguardo. In definitiva, per decenni abbiamo solo potuto sognare un tennista azzurro che lottasse per i titoli più importanti. Ora che quei titoli arrivano addirittura a valanga, la speranza quasi diventa che di quel sogno si realizzi anche la parte della lotta. ...